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IL SUD ITALIA: RICCHEZZE E MISERIE Stampa E-mail
Domenica 20 Dicembre 2009 15:32

 

 Nel Meridione non si insegna a fare  impresa di alcun genere e dimensione.

Di Nunziante MINICHIELLO

Dalla Sicilia alla Sardegna e dalla Calabria alla Campania si è storicamente pagato carissimo tutto ciò che è piacere, bellezza e ricchezza, perché non difeso opportunamente dalle voglie aggressive dei popoli in cerca di nuovi spazi e di nuovi agi: addirittura grossa parte del Meridione divenne Magna Grecia, annullando diritti, aspirazioni ed identità dei popoli sottomessi, di cui non si è mai più parlato, a dimostrazione che la storia la fanno e la scrivono solo i vincitori.

Ora si è tutti non in Europa, che non è grande come potrebbe e dovrebbe essere perché in decadenza, ma, con peso diverso, nella Unione Europea, non sempre precisamente definita: si ha più l’impressione di una relativa coincidenza di interessi che di una fratellanza di popoli.

Vera amica del Sud d’Italia l’Europa investe molto nel Meridione, che non registra significativi successi: le cause che hanno impedito agli investimenti nazionali impediscono anche a quegli europei di raggiungere  risultati di qualche rilievo.

Nemici e difetti impediscono il decollo del Sud, che rimane in uno stato di secondaria importanza, pur con qualche sussulto che dà fiato alle trombe della immancabile vanteria: i nemici del Sud ed i difetti daranno da fare agli storici e forse più agli agiografi, che non hanno spazio per  le risorse del Sud, di cui clima, terra e mare attirarono non per caso gli invasori: la mitezza del clima, la fertilità della terra e la bellezza del mare non si possono cancellare o nascondere, ricordate dalla storia insieme cogli allevamenti soprattutto dei vitelli, che addirittura avrebbero denominato la regione, detta anche terra della luce o terra del sole.

L’allevamento del bestiame e la lavorazione della terra, attività di primaria importanza in tutte le economie dei grandi stati, dagli USA alla Germania, sono ancora settori trainanti, che vanno in crisi solo quando a gestire la produzione, la trasformazione e la distribuzione sono soggetti diversi e professionalmente non omogenei: la mancanza di orientamento, di preparazione e soprattutto atteggiamenti psicologici, scelte economiche ed atti  legislativi studiati hanno ridotto le capacità produttive degli allevatori e dei coltivatori, accompagnate pure da un turismo non all’altezza delle sue possibilità e da una industria, che, anche  di derivazione esterna, è quasi del tutto inesistente.

Entrare in un supermercato, in un negozio od in una farmacia per notare che dall’insalata al liquore, alla confezione, all’utensile ed ai medicinali la produzione meridionale è scarsa od assente: ovunque allevamenti e coltivazioni soddisfano le esigenze interne e servono a conquistare mercati esteri con prodotti diretti, lavorati e trasformati, mentre i meridionali, pur essendo della stessa nazione che è presente in tutto il mondo con i suoi prodotti, con la sua tecnologia e con le sue imprese, non riescono  nemmeno a soddisfare  il fabbisogno locale.

Ai Meridionali, che pure fanno impresa affrontando la concorrenza altrove, è vietato, chi sa da che o da chi, fare impresa competitiva in casa loro.

E’ questione di ambiente e quindi è questione di politica, che mortifica il cittadino e blandisce, con contributi,  che diventano, nella peggiore ipotesi, beni immobili,  il forestiero o lo straniero:  posti di lavoro per qualche anno, dopo le maestranze si trovano alle prese con la cassa integrazione, con la disoccupazione e con l’occupazione che col passare degli anni diventa sempre più difficile, perché  nel Meridione non si insegna a fare  impresa di alcun genere e dimensione.

Temporaneo collocamento al lavoro con notevole esborso di danaro pubblico per compensare gli investimenti: saggia massaia avrebbe  avviato  i figli a fare impresa, sicura del fallimento di alcuni, ma confortata dai successi che avrebbero compensato le perdite; saggia massaia però non pensa  a mantenere umanità nell’attesa, nella speranza e nell’eterna insicurezza.

Il  sistema  non riesce a gestirsi autonomamente, onde l’esigenza di imprese, italiane o straniere, che avviino produzione e diano lavoro.

Pur di trovare da fare tanta  cittadinanza si affida a potenti e pure a prepotenti, che,  sistemati  prossimi e fedelissimi, lasciano a non poche  forze giovani la possibilità di scegliere tra emigrazione ed attesa di missionari  portalavoro.

Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 23 Dicembre 2009 15:26 )
 

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