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Mercoledì 13 Giugno 2012 15:03

 

CIVILE CONVIVENZA

 

Onestà intellettuale e rispetto di regole condivise.

 

Di Nunziante MINICHIELLO

 Naturale ed istintiva, la più antica e diffusa alterazione di diritto e di diritti, la prima illegalità, la raccomandazione inserisce fortunati e meglio ammanigliati, assurgendo a cultura corrente, che con posti e favori semina scontento tra cittadini e genera stasi, decadenza, degrado, crisi: gli incarichi sono affidati, per lo più indebitamente, non ai migliori, ma a parenti, ad amici ed a fedeli,  che poi si metteranno a disposizione anche per fatti ai limiti della legalità, mentre capaci e meritevoli subiscono violenza,  prepotenza ed abuso, costretti a  rinunciare a propri diritti.

A protezione ricorre chi non ha mezzi ed a raccomandazione fa appello chi non ha meriti: protetti e raccomandati a volte vengono  etichettati col nome del tutore; uomo di è attestato di appartenenza, ma non di capacità, ed anche di prevaricazione da parte di chi ha deciso contro convenienza, contro onestà e contro diritto.

Statistiche potrebbero esserne dimostrazione quantitativa ed osservazione  potrebbe evidenziarne  conseguenze non encomiabili: dovrebbero derivarne  ragioni valide per abbandonare quella che, si dice, è  prassi.

Distributori e beneficiari di protezione e di raccomandazione costituiscono una forza di cui bisogna tener conto ogni giorno ed in molte circostanze ed a tutti i livelli: quando protetti e raccomandati saranno pretoriani senza neanche preoccuparsi di salvare la faccia,  barbarie sarà maggioritaria e  legalità sarà, non più diversivo scolastico, ma ricordo culturale per curiosi.

Chi ha possibilità, in silenzio, faccia rotare spesso le persone nelle sedi e pure nelle funzioni: alleggerire uffici e  snellire pratiche con facce nuove, oltre  che con preparazione di base, motivazione e  disponibilità.

Ci vorranno fede e pazienza per cambiare secoli di cattive abitudini e di ingiustizie, che più sono antiche e più sono difficili da sradicare, ma sono preferibili  alle rivoluzioni, che per lo più servono a cambiare gli attori, ma non lo spettacolo, praticamente a portare al potere nuovi padroni, che di nuovo avrebbero solo la faccia e la voglia di fare peggio dei predecessori: la scuola insegni, prepari e formi coscienze, ma la società dia il buon esempio, confermando d’essere in armonia con la scuola.

Antidoto di disprezzo di diritto è solo cultura di equità, onestà intellettuale, buon senso, buona volontà e rispetto di regole condivise, inculcato fin dalla nascita e dunque vissuto poi naturalmente.     

 

Ultimo aggiornamento ( Venerdì 14 Settembre 2012 15:39 )
 

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